martedì 19 marzo 2013

THE GARDEN HOUSE


un racconto di Silva Golin
parte quinta

Fenella era in negozio stava aiutando la signora Tina a scegliere una scatola di caramelle per il nipotino che si era rotto il braccio, quando entrò Maurizio. Fenella avvampò subito.
“Buongiorno, hai cinque minuti per me?”
Chiese sventolando il tubo con dentro il progetto.
“Ma certo” e rivolta alla cliente” vede è un architetto che sistemerà un po’ la casa del nonno.”
“Fai bene Fenella, è una bella casetta, ma ricordati di metterci la cucina economica, risparmi e riscaldi tutta la casa”
“Ha proprio ragione signora Tina, adesso che me lo ha fatto ricordare ne parlo subito con il dott. Maurizio”.
Fenella fece un bel pacchetto regalo, diede il resto alla signora e la salutò.
Maurizio srotolò il progetto sopra il bancone, ormai moriva dalla voglia di vedere la reazione della ragazza.
“Mi devi spiegare tutte queste linee, io non ci capisco niente, non sembra neppure casa mia”
“Hai ragione scusa ora ti spiego tutto...”
Parlarono a lungo, Maurizio era infervorato dalla sua 'creatura', Fenella vedeva via via il suo progetto venire alla luce e la gioia dell'uomo che aveva di fronte era contagiosa. Per fortuna c'era il bancone a separarli, temeva che la troppa vicinanza non le avrebbe permesso di sottrarsi a un secondo sperato bacio.
Fenella fu d’accordo su tutto, sembrava anzi che l'architetto ne sapesse più di lei. Fu stupita dal preventivo. Ora aveva anche la certezza che sarebbe riuscita a pagare i lavori, tentò di opporsi alla decisione di non pagare lo studio per il progetto, ma Maurizio fu irremovibile.
“Quando cominciamo?”
“Mi sembra impossibile, e quanto ci vorrà?”
“Qualche mese temo, ma per ottobre dovremmo essere a buon punto. Festeggiamo, mi sembra il caso”
“D’accordo, e come?”
“Facciamo così, tu tieni al sicuro il progetto dentro a questo tubo, guarda lo appoggiamo qua, io vado al bar di fronte a prendere due cappuccini, ti va?”
“Eccellente idea. Purchè possa pagare”
“No devi risparmiare per la casa”.
Maurizio fu di ritorno con un vassoio di latta e due fumanti e cremosi cappuccini. Si misero seduti al tavolino in vimini bianco che la signorina Annamaria usava per lavorare a maglia tra un cliente e l'altro. Nonostante l'imbarazzo bevvero il cappuccino, ma come giustamente Fenella aveva intuito non riuscì a sottrarsi al bacio che seguì, e questa volta si lasciò andare di più, fino a reclinare la testa e a permettersi di accarezzare la nuca di Maurizio. Poi si guadarono.
“Dobbiamo chiarire questa cosa Fenella.”
“Forse siamo sopraffatti dalla felicità di aver raggiunto la meta”
“Tu dici?”
“Suppongo sia così”
Arrivò una cliente che voleva delle tazze da colazione, furono interrotti e l'incanto svanì. Maurizio prese il tubo e tornò in ufficio.
“Fenella, ho bisogno del numero del tuo cellulare, ho bisogno che lo tieni sempre acceso e vicino a te e ho bisogno delle chiavi di casa. Ci vediamo dopo.”
“Ma certo”
Rispose un po’ titubante. La cliente la osservava con tanto d'occhi, evidentemente era stata colpita dal fascino del bell'architetto.
(CONTINUA)

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