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giovedì 1 dicembre 2011

IL CARMIGNANESE, LE FESTIVITA' E IL CENTRO COMMERCIALE

di Fabio Marcolongo


Il centro commerciale. Meta invernale/festiva prediletta dai giovani del ventunesimo secolo.
Ma molto spesso, all’interno della coppia, l’esperienza del centro commerciale è vissuta in modo diverso tra uomo e donna.



RICCARDO (detto Richi)
Quando una domenica sera prenatalizia lo vedi arrivare al bar, capisci subito. Cammina lungo il marciapiedi con le mani in tasca, le spalle leggermente incurvate in avanti, i capelli spettinati, gli occhi iniettati di sangue. Non pensare di andargli incontro e di chiedergli con entusiasmo e voce squillante: “Ciao Richi! Dove sei stato di bello oggi?”. Rischi di beccarti una testata diretta al setto nasale. E’ meglio usare un approccio più “morbido”, accogliente (ma non troppo).
Mi raccomando: voce bassa, leggermente disinteressata (ma non troppo): “Ciao. Che schifo, domani al lavoro. Oggi è stata proprio una brutta giornata per me. A te invece... ti vedo...”.
Ecco. I puntini di sospensione, la pausa, la tua salvezza. A questo punto ti troverai di fronte a due alternative: se lui non concluderà la frase non azzardarti a concluderla tu! Perché, sia che tu dica: “...ti vedo... bene”, sia se dirai: “...ti vedo... mi sembri arrabbiato”, scatterà la suddetta testata. Quindi, con la massima nonchalance ed indifferenza (ma non troppo) lascia cadere le tue parole nel vuoto e offrigli immediatamente qualcosa da bere: “...ti vedo... ...spritz Aperol o Campari? Sai che ho provato una nuova birra? Si chiama Auschwenzeit. Ne ordino un paio?”. E ricorda: il tempismo è tutto.
Al contrario, se la fortuna ti assisterà, la tua frase la completerà lui: (TU) “Ciao. Che schifo, domani al lavoro. Oggi è stata proprio una brutta giornata per me. A te invece... ti vedo...”.
(LUI): “Taci và, siamo stati alle PIRAMIDI... io volevo partire all’una per evitare il casino, ma la Stefy aveva parenti a pranzo.
Sono andato a casa sua a bere il caffé... e quella sua zia romana impicciona che parla sempre... mi ha ‘massacrato’ per più di un’ora: non stava mai zitta! Mi ha raccontato che ha fatto fare dei lavori a casa. Ce l’aveva con gli imbianchini, gli idraulici ed in particolar modo con gli elettricisti: gli elettricisti qua, gli elettricisti là... e se tutti pagassero le tasse, e se i lavoratori ‘in proprio’ fossero onesti,... Poi mi ha chiesto che lavoro faccio, e io orgogliosamente le ho risposto: l’elettricista, ho la partita IVA. Gelo e silenzio per trenta secondi... Alla fine,siamo partiti da Carmignano alle quattro! Com’è la nuova birra che hanno qui? La... ahh sì, la Auschwenzeit... ordiniamo? Due Auschwenzeit per favore...”.
Ce l’hai fatta: hai evitato la testata. Ora, per non rompere il delicato equilibrio del tuo amico, è importante che non lo interrompi.
Anzi, continua a fi ssarlo dritto negli occhi e ad annuire ogni 30- 35 secondi: deve credere che ti interessa tutto quello che ti sta raccontando.
“Ti dicevo... siamo partiti da casa della Stefy alle quattro, siamo arrivati in prossimità delle PIRAMIDI venti minuti dopo, ma poi... abbiamo trovato una coda interminabile: un’ora e un quarto per trovare un parcheggio!!!”. Richi continuerà con un interminabile monologo: racconterà che ha dovuto pagare tutti i regali di Natale con il proprio bancomat (anche il “pensiero” per la zia romana: un profumo di D&G da 120,00 euro); confesserà la sua paura di dover tornare al centro commerciale il 24 dicembre; e, attraverso una serie di creative bestemmie natalizie, sfogherà tutta la rabbia per aver trovato la sua macchina nuova tutta ammaccata.

STEFANIA (detta Stefy)
Arriva tardi e bacia il ‘suo LUI’ che ha appena finito di raccontare. Io Richi lo capisco. E’ difficile dire di no quando la Stefy chiede qualcosa: è carina,
sempre sorridente, positiva, gioiosa, ti guarda con quei suoi begli occhioni blu, luccicanti e vivaci. Con l’entusiamo simile a quello di un criceto quando sale sulla ruota, inizia a descrivere la meravigliosa giornata appena passata:
“Dovevamo partire all’una, sai, Richi è sempre ansioso quando dobbiamo andare al centro commerciale. Vuole partire presto per trovare meno gente. Ma cosa ti farà poi la gente, eh amore? Non ti mangia mica, no? Lui la odia... e poi odia i miei parenti, ma come faremo quando ci sposeremo?!?
Pensa che mia zia Lella, oggi, a casa mia, l’ha intrattenuto per quasi due ore per non farlo sentire in imbarazzo! Poi, quando siamo arrivati alle PIRAMIDI si è innervosito per un’oretta di coda alla ricerca del parcheggio, e all’uscita si è arrabbiato per una bottina alla macchina nuova...
Amore... devi imparare a rilassarti, prenderla con filosofia!
E’ SOLO una macchina, non vorrai mica diventare schiavo di un oggetto, no!?!! Devi essere positivo, abbiamo trovato un sacco di bei regali per Natale: la borsa di Prada per mia sorella, la macchinetta del caffé per i miei, il profumo di D&G per la zia Lella, le pantofole per la nonna,...!
Pensa, che io non avevo portato la carta di credito perché volevo tornare a comprare tutti i regali la Vigilia, così facevamo un altro giro alle PIRAMIDI per respirare questo meraviglioso clima natalizio. Invece Richi ha insistito per prenderli tutti oggi, e si è offerto di pagare lui con il suo bancomat! Che tesoro!
Così adesso, la Vigilia, possiamo tornare senza il pensiero dei regali, vero amore?!”

Ecco, ripeto, io Richi lo capisco. E gli auguro di passare delle buone feste, anche se l’altro giorno, quando l’ho rivisto, davanti ad un buona birra Auschwenzeit, mi ha raccontato che quella maledetta domenica gli hanno clonato il bancomat.

giovedì 1 settembre 2011

IL DUELLO


Il mio avversario se ne sta lì, zitto e immobile. Bastardo. Quel suo silenzio,
quella sua immobilità sono un insulto. “Vuoi prenderti gioco di me, vero? Eʼ
inaccettabile”, penso tra me e me. La mia vendetta calerà sopra di te,
implacabile e devastante, come uno tsunami.
Appoggio la mano sinistra alla spalla destra e faccio ruotare il mio braccio
muscoloso prima avanti, per due giri, poi indietro per tre volte, senza mai
staccare lo sguardo dal mio nemico. La canottiera “bianca a coste”, esalta
la mia schiena palestrata e la “tartaruga addominale”. Il jeans, appena
strappato, lascia intravedere un pezzettino di coscia. Eʼ depilata. Ci tengo.
Molleggio dolcemente sulle mie scarpe preferite, le “All Stars” viola. In
questo momento, il mondo esterno non esiste: sono concentrato su
quellʼinfame che ho davanti a me. Vedo solo lui, sembra di ferro, molto più
grosso e molto più alto di me, circa due metri. Non mi fa paura, io sono più
veloce di lui. Immagino cosa sta accadeno alle mie spalle: immagino i
passanti impauriti che accellerano il passo e fanno finta di niente, anche
se, con la coda dellʼocchio, cercano di seguire la scena il più a lungo
possibile, da lontano; immagino i miei amici, sono ansiosi, tesi, si staranno
chiedendo se ce la farò. Li sento, in lontananza, mi incitano: “Dai, sei tu il
campione! Sei tu il più forte! Distruggilo!”. Cʼè anche LEI ad assistere: è
bellissima, ma è preoccupata. E quando è preoccupata è ancora più bella.
Quel completino corto, leopardato, glielʼho regalato ormai dieci anni fa e le
sta sempre benissimo.
No, non devo distrarmi, devo rimanere concentrato o potrebbe essere la
fine. Ora basta, è lʼora di darci un taglio. Visualizzo la mia strategia per
sferrare lʼattacco finale. Ecco, sono pronto. Eʼ il momento. Piego la testa a
destra e poi a sinistra, facendo schioccare il collo come solo Mike Tyson
sa fare. Stringo la bandana bianca che mi avvolge le dita della mano
destra, pronta per picchiare. Un paio di saltelli sul posto, una breve
rincorsa, due, tre, quattro passi, e parte un pugno che potrebbe fracassare
il cranio persino al mitico Bud Spencer. “Piri-piri-piri-piri-piri-piri-pì! Macho-
Man Macho-Man!!!”, risponde lʼavversario sconfitto. Quel diabolico
marchingegno volgarmente chiamato “Punji-Ball”.
Ho vinto! “Adrianaaa!” urlo con la bocca storta come Rocky. I miei amici
sorridono, gridano, mi abbracciano e mi fanno i complimenti. LEI, la “mia
Adriana”, mi bacia con passione.
Poi, ancora carico di adrenalina, alzo le braccia al cielo, stringendo forte i
pugni, mi tolgo la canottiera, e la faccio roteare in aria, mostrando ai
passanti il mio nuovo tatuaggio a forma di dragone: la testa parte dalla
scapola sinistra, il corpo del drago continua, avvolgendomi il fianco destro,
per scomparire davanti, al di sotto della cinta. Dove termina la coda lo si
può solo immaginare.
Non cʼè dubbio, ho passato i quarantʼanni, ma sono ancora io il campione,
lʼunico, lʼoriginale, lʼimbattuto macho-man della sagra dellʼAssunta.

lunedì 4 luglio 2011

LE VACANZE DEL CARMIGNANESE


Un duro lavoro di pianificazione e di negoziazione

Lavoro, lavoro e ancora lavoro.
Passiamo la maggior parte delle ore della nostra vita a lavorare. Le altre le passiamo ad arrabbiarci per motivi legati al lavoro: stipendio, carriera, crisi, colleghi, ferie,...
Ferie. Eh già. Anche le ferie sono la causa di molte discussioni al lavoro (ci vai prima tu, ci vado io, io voglio la settimana di ferragosto, no: dobbiamo darci il cambio perché l’azienda resta aperta e l’anno scorso a ferragosto ci sei andato tu, quindi quest’anno ci vado io...); e di molte discussioni in famiglia: decidere la meta non è mai cosa semplice.

Metà giugno, pizza-in-piazza a Carmignano. Riporto il dialogo tra una coppia di miei amici (conviventi e senza figli), che stavano decidendo dove andare in vacanza (e che ringrazio dal momento che mi hanno permesso di pubblicare quel che segue, seppur in forma anonima).

LEI: Dove andiamo in vacanza? Stavolta decidi tu, amore, sennò decido sempre io!
LUI: Beh, lo sai, io andrei in montagna, in un posto tranquillo, rilassante, fresco... a camminare nel bosco, a stretto contatto con la natura...
LEI: Mmmm... in montagna però ci si annoia... io preferirei andare al mare, in villaggio, magari in un’isola della Grecia, che ne dici,“cetriolino”?
LUI: Mah... se dovessi decidere io...
LEI: E poi al mare andiamo in disco, balliamo, conosciamo altra gente, facciamo festa, beviamo un buon mojito seduti in spiaggia, la sera, con quella brezzolina fantastica...
LUI: Beh... io... veramente...
LEI: Creta! La terza settimana di agosto! Partiamo dall’aeroporto di Verona, è comodo, ci porta mio fratello, mi son già messa d’accordo... anzi, qui in borsa ho il depliant del villaggio turistico, animazione “energy”... aspetta, guarda, son passata oggi in agenzia...
Dal depliant scivola fuori qualcosa...
Lui, sospettoso, raccoglie quei foglietti...
LUI (sorpreso): Ma... questi sono i biglietti... non avrai mica già prenotato?!?
LEI (con un sorriso lo abbraccia): Sapevo che saresti stato d’accordo, amore! Ti amo!
Bacio
LUI (disorientato):...
LEI: Ahn, volevo dirti che ho dovuto usare il tuo bancomat per prenotare, perché avevo speso tutti i miei soldi per comprare un paio di cose, tra cui il telo da spiaggia di Louis Vuitton... pensa l’ho trovato in offerta a Padova solo a 179,90 euro! Un affare!
LUI: Sì, un affare per Louis... Ma la terza settimana di agosto è lontana e qui emerge un grosso problema...
LEI: Ammmore, “cetriolino” mio, però non possiamo mica andare a Creta bianchi come il latte, no...?!?
LUI (irritato): Sì che possiamo, vado al mare per abbronzarmi, no?!? E in montagna per rilassarmi...
LEI (ignorando la provocazione): Cooosaaa?!? Vuoi andare in vacanza, vuoi andare in spiaggia senza avere un po’ di colore?!? Ma gli altri ci prenderanno in giro, che vergogna!
Ma amore, siamo in giugno, da qui ad agosto è lunga... dobbiamo andare qualche domenica al mare, così prendiamo un po’ di colore, no!?! Partiamo la mattina presto presto presto e torniamo la sera, OK?!?
LUI (ironico): ...allora, fammi capire... andiamo a Jesolo per abbronzarci in modo da non andare a Creta bianchi come il latte... ma a Jesolo non ci vorrai mica andare così, senza un minimo di abbronzatura...?!?
LEI (senza cogliere l’ironia): Infatti... vedo che inizi a ragionare... è per questo che oggi ho anche prenotato un ciclo di lampade dall’estetista...
LUI (sempre ironico): Ahh... ecco... volevo ben dire...
LEI: Sì ed ho dovuto usare sempre il tuo bancomat, perché non avevo contanti e c’era l’imperdibile offerta dell’estate: paghi in anticipo e ti regalano anche un set di creme e gli occhiali in carbonio di Lapo Elkann! Pensa solo 1999,90 euro!
LUI (rivolto a me): Vedi Fabio, mai dimenticare il bancomat sopra al comodino...
LEI: Macché comodino! L’avevi lasciato sotto alla piastrella dietro all’asciugatrice, in lavanderia...
Non sai che fatica spostare l’asciugatrice!!! Comunque, dovresti imparare a nasconderlo meglio! I ladri, al giorno d’oggi, son furbi!
LUI (rassegnato): Ecco, hai ragione...
E così iniziano le avventure di una coppia di carmignanesi “pendolari del mare” che sognano le lontane ferie d’agosto e, nel frattempo, per non pensare troppo al lavoro, si dividono tra una pizza-in-piazza e svariate ore di coda sulla Treviso-Mare, in direzione Jesolo

martedì 1 marzo 2011

CARMIGNANO PAESE CHIC


A Carmignano di Brenta si vive bene, si respira aria pulita e profumo di natura... Fin qui nulla
di nuovo, ma ecco lo “scoop”: Carmignano è un paese “chic”.
Questo è quanto si evince da una ricerca effettuata dall’ I.L.S.S. (Istituto Locale di Statistica Soggettiva, con sede in località Boschi), e condotta dal suo presidente, il noto Prof. Turchelli, laureato a pieni voti presso l’Università “CEPPU” di Camazzole.
Dall’indagine, infatti, è emerso che Carmignano ha raggiunto il “livello medio più alto di chic-cheria” tra i comuni della provincia di Padova con un numero di abitanti inferiore o uguale a 7.586.
L’ennesima vittoria sugli eterni rivali, in particolare sui comuni di San Pietro in Gu’ e di Grantorto, classificati rispettivamente al secondo e al terzo posto.
I dati raccolti ed elaborati sono stati calcolati su un campione rappresentativo di 17 persone (all’ I.L.S.S. non sono scaramantici, ci spiega il Prof. Turchelli, “Non ci spaventa nemmeno il fatto che spesso, alle cene, ci sediamo a tavola in tredici!”).
Per comprendere meglio il valore della ricerca, l’ I.L.S.S. ci ha permesso di pubblicare i principali indicatori che sono stati presi in considerazione per determinare il “livello di chic-cheria” di un paese:
- il numero delle banche presenti sul territorio comunale;
- il numero dei bar presenti sul territorio comunale;
- il numero dei parrucchieri e delle parrucchiere;
- il numero dei centri estetici;
- il numero delle rotonde;
- il numero dei SUV parcheggiati male negli orari di punta;
- il numero dei distributori automatici di latte fresco;
- il numero delle macellerie diviso per il tempo medio di attesa necessario per ordinare 7 costolette, 12 salsicce e 4 petti di pollo (al sabato pomeriggio);
- il numero dei supermercati rapportato al numero degli abitanti che vanno a far la spesa all’ALìPER di Fontaniva/Cittadella;
- il numero degliamanti del vino (residenti);
- il numero degli amanti della birra (residenti);
- il numero delle attività imprenditoriali suddivise per settore;
- il reddito medio dichiarato;
- il reddito medio non dichiarato (il “nero”);
- il debito medio dichiarato;
- il debito medio nondichiarato (valido solo se avallato da strozzini iscritti all’albo);
- la presenza di una piscina (basta ci sia la “prima pietra”);
- la presenza del “polo scolastico” (basta ci sia la “prima pietra”);
- la presenza di un “poli-ambulatorio” (non vale se c’è solo la “prima pietra”);
- la durata media delle ferie, moltiplicato per “pigreco” e sottratto al luogo di villeggiatura scelto (è una nuova formula inventata dai matematici dell’ I.L.S.S. che presto sarà adottata anche dalla U.E.);
- il livello di istruzione del proprio vicino di casa;
- il Q.I. (Quoziente Intellettivo) del proprio vicino di casa;
- il Q.I. percepito del proprio vicino di casa;
- il tempo medio trascorso in piazza durante il “periodo pizza-in-piazza” (nei paesi dove esista);
- il tempo medio trascorso alle sagre (durante le sagre);
- il livello di mobilità sociale;
- il tempo necessario affiché gli scienziati dell’ I.L.S.S. capiscano cos’è la mobilità sociale;
- il valore medio di un immobile all’interno del territorio comunale;
- il tempo necessario affiché gli scienziati dell’ I.L.S.S. si rendano conto che gli immobili non si comprano all’IKEA.
Ringraziamo l’ I.L.S.S. e il Prof. Turchelli per averci concesso in anteprima i risultati di questa straordinaria ricerca che verrà pubblicata ufficialmente il mese prossimo e sarà disponibile presso gli uffici dell’ I.L.S.S. .

lunedì 10 gennaio 2011

L'ARIA DI CARMIGNANO


Un respiro profondo e l’aria entra, lentamente, dal naso.
Un leggero pizzichìo inonda le narici e immediatamente il carmignanese capisce di essere arrivato a casa.
Inspira ancora, profondamente,
sembra quasi di sentire il rumore, sembra di vedere... una stalla... e tanti, tanti, tanti maiali che,
allegri, grugniscono e si urtano, in una tacita ed istintiva competizione, che spinge ognuno di loro a
riempire il più possibile il proprio avaro stomaco.
L’immagine si dissolve e appare il cartello stradale“Carmignano di Brenta”.
All’inizio la puzza può dar fastidio, poi ci si abitua.
Alla fine ci si affeziona.
Oramai è un tratto distintivo del paese: chi vive a Spessa e soprattutto in Viale Europa, dopo tanti anni, non ne potrebbe più fare a meno; chi vive ai Boschi vorrebbe che si aprisse un allevamento di maiali in zona “Céo Pajaro”.
L’esperto carmignanese, durante l’ultimo mese, si era sottoposto ad un durissimo allenamento fisico, tipo
quello di Rocky quando si preparava ad affrontare il terribile Ivan Drago. A differenza di Rocky, però, non
andò in montagna, ma in un allevamento di maiali. Infatti, puzzava tantissimo quando
partì con uno zaino carico di 50 litri di pipì di suino, accompagnato dai suoi tredici maiali più grassi.
Non si ebbero più notizie di lui fino a due settimane più tardi, quando i corpi di ben
dieci sirene del Brenta furono ritrovati incastrati nella diga di Carturo. L’autopsia rivelò che erano morte per aver ingerito troppa carne di maiale. L’esperto carmignanese era stato più astuto di loro.
Fu lui stesso a narrare la sua avventura qualche giorno più tardi, quando ritornò in paese, più puzzolente che mai. Aveva attirato le sirene del Brenta a lui (essendo un giovane e prestante uomo), ma le aveva tenute a debita distanza grazie alla puzza di pipì di suino. A quel punto, aveva iniziato a macellare i
maiali e, sfruttando le sue note abilità persuasive, aveva convinto le sirene del Brenta ad assaggiare la
carne di maiale. Inoltre, egli spiegò loro, con complesse formule fisiche, quanto i maiali fossero simili ai giovani uomini.
Le sirene del Brenta caddero nella trappola e apprezzarono talmente tanto la carne di maiale da
ingozzarsi fino a morire per eccesso di colesterolo!
Questo mi raccontò il saggio Bepi Bueo, facendomi capire come la tradizione di avere una certa puzza di maiali, a Carmignano di Brenta, sia legata a questa importante e
leggendaria vicenda storica.
Carmignano di Brenta non sarebbe Carmignano di Brenta senza quest’aria, del resto, del maiale, si sa, non si butta via niente, nemmeno l’odore!

mercoledì 3 novembre 2010

AUTUNNO: L'ATTIVITA' FISICA DEI CARMIGNANESI



Verso la fine dellʼestate una vocina rimbomba nella nostra testa: “Ahh... è
finita lʼestate! Inizia venir buio presto... Uff... arriva il freddo... Nooo... che
scatole, si riparte con il solito tran-tran lavorativo... Quanto manca al primo
di novembre? E allʼutimo dellʼanno?”.
Chi dà troppo peso a queste voci finisce in terapia ma, purtroppo per i
milioni di psicologi disoccupati, la maggior parte delle persone, supera il
problema ricorrendo alla tattica della distrazione, che consiste nel trovare
unʼattività sportiva a cui dedicarsi con tutta lʼanima e il corpo, fino a
sfiorare il fanatismo.
Questo accade anche al/allla carmignanese. Qui di seguito riporto quattro
“figure”, viste nel nostro paese, che svolgono unʼattività sportiva
individuale, in modo amatoriale (ma con ambizione).

IL MARATONETA. Assiduo ascoltatore di Radio DeeJay, segue e sogna le
avventure sportive di Linus e Aldo Rock. Vorrebbe partecipare alla
maratona di New York anche se questʼanno (come i tre anni precedenti),
ha iniziato troppo tardi lʼallenamento. Egli compare sempre in una sera di
fine settembre, quando il sole, oramai tramontato, lascia il posto a quel
frescolino dal sapore autunnale che invita noi comuni mortali ad indossare
la giacca. Ma il nostro “Iron-Man” non teme il freddo, anzi lo sfida con:
pantaloncino corto blu, un poʼ anni ʼ80, con classica riga bianca ai lati;
calzino in spugna bianco, alto fino al ginocchio; scarpe Ribok (non è un
errore di battitura, si chiamano proprio così!) da “running” comprate in
offerta al mercato di Camisano; magliettina bianca traforata e pettorina
catarifrangente gialla; fascetta antisudore in spugna rossa, attorno alla
fronte, con polsiera abbinata sul braccio destro; cronometro da polso al
braccio sinistro; catenina dʼoro fuori dalla maglietta che sobbalza ad ogni
falcata scandendo il ritmo della corsa; cuffietta per iPod alle orecchie. Il
maratoneta parte con una falcata degna di Mennea anche se, in fondo alla
strada, rallenta vistosamente, saltella su una gamba per 3-4 metri e poi si
ferma per fare stretching: dannati crampi! Due giorni dopo sarà dal dottore
per uno strappo muscolare ed un fastidioso raffreddore.

IL PALESTRATO. Scende dalla sua Smart Roadster con plateale ardore.
Eʼ molto alto, circa 1 metro e 90, ed indossa: scarpa da ginnastica Ribok
(ultimamente vanno molto di moda); pantalone della tuta stretto sulle
caviglie; maglietta maniche lunghe che resta leggermente sollevata
allʼaltezza dellʼombelico a causa della dimensione abnorme dei pettorali;
cappellino da rapper fosforescente con la scritta di una una nota azienda
di autotrasporti di Carmignano.
Il palestrato si nota sempre per la classica “postura del palestrato”: mento
rivolto verso il cielo, mascelle serrate sguardo fisso e minaccioso; spalle
indietro e petto in fuori, braccia sospese nel vuoto e un poʼ incurvate con i
gomiti verso lʼesterno e le mani che restano distanti 15 centimetri dalle
coscie; gambe dritte e natiche strette strette, come se stessero impedendo
a qualcosa di uscire.
Il gigante mi passa accanto e, ad ogni passo, le pesanti braccia oscillano
avanti e indietro. La camminata ricorda Frankenstein di “Frankenstein
junior”. Ho paura. Abbasso lo sguardo. Lui mi saluta con la voce tipo
quella di Mario Giordano, lʼex-direttore di Studio Aperto.

LA PALESTRATA. Arriva immediatamente dopo il palestrato e lo chiama
“Amoreee!”. Lei parla con lo stesso timbro vocale di Rosa Russo Iervolino.
Che coppia! Salta giù da un Q7 bianco e raggiunge il suo uomo. Non è più
alta di un metro e 55. Che coppia!
La palestrata indossa una tutina in ciniglia rosa e viola, tutta bella
aderente che esalta le sue forme; ha gli occhi azzurri, i capelli raccolti e
tinti di “biondo Marilyn”. Le sopracciglia sono nere. Anche le unghie sono
nere (probabilmente abbinate alle sopracciglia), finte e lunghe circa 3
centimetri. Appena raggiunto il suo ragazzo nizia a parlare male delle due
nuove ragazze della palestra.

LE DUE AMICHE “DA QUESTʼANNO PALESTRA O MI BUTTO DALLA
FINESTRA”. Due amiche molto carine, simpatiche, di compagnia, ma con
qualche chilo in più. Decidono di iscriversi in palestra per prepararsi
fisicamente ad affrontare la tragica “prova costume”, in vista della
prossima estate. Fanno lʼabbonamento annuale, così, dicono, “siamo
sicure che ci veniamo con continuità da settembre fino a giugno!”.
Si lanciano in ogni sorta di attività aerobica purché richieda immensa
fatica, convinte di velocizzare gli effetti dellʼallenamento: spinning, cyclette,
tapis-roulant, ecc... Per strada si possono distinguere perché zoppicano
vistosamente e ridono vantandosi del fatto di aver la “carne greva” grazie
ad “unʼassidua attività fisica”.
Un sabato sera di fine novembre si ritroveranno in un pub a chicchierare
del più e del meno, e, davanti ad una birra e ad una porzione di patatine
fritte, stupite e scosse, si domanderanno come sia finita nei loro portafogli
quella tessera con su scritto P-A-L-E-S-T-R-A.

mercoledì 1 settembre 2010

CARMIGNANO DAL BAR


Il bar è un punto di osservazione privilegiato della società in cui viviamo.
Ecco, qui di seguito, alcune figure tipiche della Carmignano del XXI
secolo*:

LʼARRICCHITO. Arriva con il SUV e lo parcheggia in qualsiasi posto,
purchè sia in vista. Meglio se riesce a salire sul marciapiedi o su unʼaiuola
con almeno un paio di ruote. Scende parlando al cellulare che poi, una
volta appoggiato sul bancone del bar, si scoprirà essere spento. Indossa
una camicia a righe macchiata di sugo, un paio di pantaloni lunghi color
cachi e un paio di scarpe Geox sporche di fango. Scherza con la barista
usando un linguaggio piuttosto colorito e si vanta delle sue imprese
amorose: riferisce, in particolare, qualcosa a proposito di una
contorsionista rumena che lavora per il “Circo Americano”. Infine,
raccomanda ai presenti di non raccontarlo in giro poiché la moglie non ne
sa nulla. Ordina un caffè corretto prugna, sfoglia il giornale e se ne va con
la camminata tipica del cow-boy.
LA MOGLIE DELLʼARRICCHITO. Arriva al bar verso metà mattina, per
non incontrare il marito. Parcheggia la BMW coupé strisciando lentamente
ma inesorabilmente gomma e cerchio in lega contro il marciapiedi o contro
il cordolo dellʼaiuola. Fresca di parrucchiera e un pò arrossata dalla
lampada abbronzante, si atteggia in una camminata da fotomodella
(nonostante i suoi quarantʼanni), ancheggiando nella migliore tradizione
delle passerelle milanesi. Si siede con eleganza ad un tavolino, appoggia
la borsa Louis Vuitton sulla sedia accanto, si toglie gli occhialoni D&G,
inizia a sfogliare Vanity Fair e ordina cappuccio e cornetto. Di lì a poco
arriva un giovane alto e muscoloso che si presenterà come il personaltrainer
contattato su internet. Dopo circa 15 minuti i due salgono sulla
coupé e se ne vanno. Interessante il dialogo tra la moglie dellʼarricchito e
la sua amica barista: la prima chiede alla seconda di non dire nulla al
marito, poiché egli considera i personal-trainer dei giovani sfaticati, ed è
stanco di trovarsene a casa ogni settimana uno di nuovo!
IL COMUNISTA DI PRINCIPIO. Arriva e parcheggia la Renault 4 rossa al
posto della coupé appena partita. Scendendo impreca contro le mogli
snob dei capitalisti e si lamenta di Berlusconi e del mondo materialista. Poi
dice qualcosa relativamente ai suoi diritti di lavoratore schiavo del padrone
sfruttatore. Un giovane cliente del bar lo guarda, sorride e gli dà ragione. Il
comunista di principio sfoglia lʼUnità e ordina un caffè di orzo e un
bicchierino di vodka Keglevich (la migliore). Poi lega le Nike che si erano
slacciate, manda un messaggino con lʼiPhone, si reinfila i Ray-Ban, paga
il conto tentando di negoziare il prezzo al ribasso (sostiene sia un suo
diritto, contro le multinazionali del caffè) ed uscendo si accende una Philip
Morris. Lo aiuto ad andarsene, spingendo la Renault 4 che non ne vuole
sapere di rimettersi in moto.
IL DIPENDENTE STATALE. Arriva a piedi, con due colleghi. Al cellulare
spiega che rientrerà in ufficio nellʼarco di 45 minuti, perchè si trova in
archivio per sistemare una pratica urgente. Lʼallegra e spensierata
compagnia ordina due caffè macchiati e uno liscio discutendo
animatamente di vacanze low-cost e di spacci di vestiti di marca.
IL PRECARIO. Lʼho notato prima, mentre sorrideva e approvava i discorsi
del comunista di principio: giovane, sui trentʼanni, laureato in Scienze della
Comunicazione e con un contratto a progetto appena rinnovato per altri
sei mesi. Festeggia da solo, perchè i suoi amici sono tutti a lavorare. Nel
frattempo ha fatto amicizia con lo sgabello alla sua destra. Forse è
ubriaco. Anche il ragazzo forse è ubriaco, ma riesce a farsi offrire una
birra da mezzo (lʼennesima) dalla barista, in cambio della promessa che
sarà lʼultima. Sfoglia la rivista Quattroruote e dice allo sgabello che sogna
di comprarsi unʼAudi A4. Lo sgabello gli consiglia di ordinare due amari e
di brindare insieme nella speranza di un futuro migliore.
Passano le ore e passano anche altre figure: studenti, ragazzi e ragazze,
fidanzati dʼogni età, pensionati, esperti di politica e di calcio,... Ma ho finito
lo spazio a mia disposizione e quindi non mi resta che rinviarvi al prossimo
numero per continuare il viaggio in questo nostro splendido mondo
surreale.